Ciaramicola

Ciaramicola umbra

la Ciaramicola è un dole umbro tipico di Pasqua profumato e colorato.

E’ molto buona perchè fatta con psrte di farina di mandorle e aromatizzata con liquore d’anice ed alchermes che gli conferisce anche un bel colore rosato.

Il Calendario del cibo italiano apre oggi la settimana della cucina della Pasqua illustrata magistralmente da Silvia Lanconelli, ambasciatrice di questa settimana, che nel suo articolo ci illustra i i simboli di questa festività ed i differenti approcci gastronomico-regionali per celebrarla.

Come la Ciaramicola tipica della tradizione pasquale umbra dal colore rosso al suo interno, per via dell’alchermes che si aggiunge all’impasto.

Il dolce viene infine impreziosito da confettini colorati cosparsi sopra la chiara d’uovo cotta che ricopre la ciambella.

CIARAMICOLA: ORIGINE ED ETIMOLOGIA DEL NOME

Sull’origine si dice che il dolce un tempo veniva donato dalle ragazze nubili ai propri fidanzati, quale auspicio per un felice coronamento del sentimento reciproco e oggi scambiato dalle famiglie in segno di augurio.

L’etimolgia del termine è legato alla parola “ciara” (ossia chiara) come la massa spumosa di albume che la ricopre.

Per altri invece deriverebbe da “ciarapica”, il termine dialettale per indicare la Cinciallegra, quel piccolo passeraceo multicolore che con il suo canto preannuncia l’arrivo della bella stagione.

Un riferimento storico di questo dolce, con il nome storipiato di “ciaramigola”, lo si trova in un testo di cucina.

Nel testo viene riportato che nel 1431 a Gubbio il camerlengo stanziò una forte somma per offrire questo tipo di dolce a tutti i cittadini in occasione della festa di Sant’Ubaldo del 15 maggio.

IL SIGNIFICATO ICONOGRAFICO DEL DOLCE

Dietro l’apparenza di una semplice dolce con il buco colorato si cela un significato iconografico preciso.

Nella versione originale infatti erano presenti 5 rigonfiamenti sul bordo che rappresentavano i rioni storici di Perugia edificati su cinque colli.

Porta Sole, Porta Sant’Angelo, Porta Susanna, Porta Eburnea e Porta S. Pietro, mentre il rilievo centrale raffigurava la piazza (oggi piazza IV Novembre un tempo piazza Grande) dove si trova la Fontana Maggiore, simbolo della città e rotonda come il buco della ciambella.

Anche la scelta dei colori non sarebbe casuale: Rosso come il rione di Porta S. Angelo dalla cui porta entrava la legna per i fuochi.

Bianco come il rione di Porta Sole dove l’astro si specchiava tra i marmi e i travertini della Terra Vecchia.

Blu come il rione di Porta Susanna la cui porta conduce all’azzurro del lago perugino lungo la via Trasimena.

Verde come il rione di Porta Eburnea teso verso i boschi e le vigne che colmavano la valle ad essa prospiciente.

Giallo come il rione di Porta S.Pietro dalla cui porta entrava il grano nonchè colore dominante del quartiere sul colle più meridionale di Perugia.

Nell’accezione religiosa, invece, i colori predominanti del rosso e del bianco indicano rispettivamente alla Passione ed il Sangue di Cristo e la purezza (il bianco) del sacrificio per la salvezza del popolo e la rinascita nella gloria di Dio.

SOFFICITA’ E CROMIA DI UN DOLCE DELIZIOSO

Fermo restando il fascino dei significati e della simbologia che gli viene attribuita, ciò che colpisce di questo dolce è la sofficità, il profumo, il sapore persistente ed il suo cromatismo, elementi che conquistano i sensi del gusto e della vista.

Se vi è venuta voglia di provarla leggete la ricetta qui di seguito..

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Tempo90 minuti
persone quantità8
Ciaramicola dolce pasquale umbro

Ingredienti:

  • 400 g di farina 00
  • 200 g di zucchero (a velo)
  • 60 g di farina di mandorle
  • 3 uova + 2 tuorli
  • 70 g di burro
  • 1 limone (scorza)
  • 1 tazzina da caffè di latte
  • 80 ml di Alchermes
  • 40 ml di liquore all’anice
  • 1 bustina di lievito in polvere

Ingredienti per la glassa:

  • 150 ml di albumi
  • 150 g di zucchero a velo
  • confettini colorati q.b.

Preparazione:

In una terrina versate le 3 uova intere più i 2 tuorli e lo zucchero mescolate con una frusta sino ad ottenere un composto spumoso, aggiungete il burro fuso e mescolate ancora.

Successivamente inserite la farina 00 setacciata, quella di mandorle, lo zeste di limone, un pizzico di sale ed il latte.

Quando tutto sarà ben amalgamato versate i liquori e rimestate sino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo.

Unite infine il lievito e mescolate con cura.

Imburrate ed infarinate uno stampo con il buco per ciambella del diametro di 26 cm e versateci il composto battendo un po’ la teglia sul tavolo per distrubuire il l’impasto uniformemente nella teglia.

Cuocete in forno a 180° modalità statica per 30 minuti (fate la prova con un cake tester prima di sfornarlo se esce asciutto è pronto) poi estraetelo dal forno e fatelo raffreddare su di una gratella.

Nel frattempo dedicatevi alla glassa per la copertura del dolce.

In una ciotola versate gli albumi a temperatura ambiente montateli a neve ferma poi aggiungete lo zucchero a velo inserendolo poco alla volta ed inglobandolo agli albumi con movimenti delicati dal basso verso l’alto.

Quando il dolce si sarà raffreddato cospargetelo con l’albume.

Completate con i confettini colorati poi rimettete la ciaramicola nel forno a 80°/90° fin quando non si sarà solidificata. Ci vorranno all’incirca 40 minuti ma dipende dal forno, verificate che la meringa si sia solidificata.

Se manca poco al punto di cottura perfetto, potete spegnere il forno e lasciare il dolce all’interno con lo sportello aperto ciò farà uscire l’umidità se presente e la meringa continuerà a cuocere.

DO YOU NEED CIARAMICOLA RECIPE IN ENGLISH!?

If you are a foreign follower and want to try my recipe, see the translation of my recipe in the Local Aromas blog.

Ciaramicola dolce tipico umbrodi Pasqua
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13 commenti su “Ciaramicola”

  1. Ho letto con molto interesse questo post, è sempre bello conoscere la storia di un piatto della tradizione.
    Non ho mai assaggiato questo dolce, ma leggendo la lista degli ingredienti penso proprio che sarebbe di mio gradimento, l’alchermes e il liquore all’anice mi piacciono un sacco.
    Buona settimana!

    1. Elisabetta mi fa un enorme piacere sapere che altri come me apprezzano non solo la ricetta in se per sè ma anche la storia da cui essa trae origine. Beh nel vostro profilo ho letto che sei tu quella più incline al dolce per cui questa ciaramicola sono certa ti piacerà. A presto!

  2. Bello il tuo articolo….in Abbruzzo, regione di origine di mio padre, si cucina la pupa e il castello, un dolce molto simile che i fidanzati si scambiavano come dono..la pupa veniva regalata alla donna e il castello all’uomo!!! Questo non ha l’alchermes…ho preso nota della tua ricetta ….appena ho un pó di tempo lo proverò sicuramente! !!!!

    1. Lucia, ti ringrazio di aver arricchito questa ricetta ed il suo articolo con questo racconto di un dolce Abruzzese molto simile alla ciaramicola anch’esso dono tra fidanzati. Se lo provi fammi sapere se anche il gusto è simile. A presto

    1. Grazie Anna, io adoro i dolci che oltre ad essere buoni (e questo lo è davvero!) hanno anche una storia dietro che li caratterizza. Esteticamente somiglia un pò al tuo dolce pasquale di Agerola anche quello molto bello e goloso!

  3. L’avevo detto io che mi avevi incuriosita! Ottimo contributo Serena, dev’essere davvero buono questo dolce, oltre al fascino che il suo significato porta con sè! Bravissima! 🙂

    1. Sara il tuo commento mi fa un enorme piacere, se ti ha incuriosita adesso devi provarla.. Che dici facciamo scambio di ricette bucconotti vs ciaramicola!? 😉

  4. Complimenti Serena !!! Ho avuto l’onore di assaggiare questo dolce fatto dalla tue esperte mani.
    Che dire gustoso, buono, ….. 😝😝😝 mi sto leccando ancora i baffi!!! Sapore diverso dal classico dolce, ma buonissimo! Spero che a casa riusciremo presto a farne uno in attesa vivo del ricordo del suo sapore! A presto 🤗🤗

    1. Francesco mi fa piacere il dolce sia piaciuto anche a te oltre che alla tua dolce metà che è stata così generosa da condividere un po’ con te. Allora aspetto il prossimo commento per sapere come sarà venuto a voi. Grazie mille di averne “testimoniato” la bontà. A presto

  5. Mi era simpatico già dal nome, con la storia mi ha conquistata! Chissà perché pensavo che ciaramicola avesse a che fare con la camicia, in effetti, non è poi tanto lontana la camicia fatta con la chiara. 😉 Grazie per il contributo e per la storia del dolce. Queste ricette sono radici e scambiarcele è un pochino viaggiare.

    1. Ciao Silvia, sono contenta ti sia piaciuta la storia e garantisco che il dolce è altrettanto buono. In effetti la condivisione è il principale privilegio di avere dei blog, accrescere la conoscenza e stupirsi di nuove ricette che non conoscevamo. E’ stato un piacere fare da contributor alla tua giornata ed anche l’occasione per scoprire la tua simpatia. A presto

  6. Pingback: Settimana della Cucina della Pasqua - AIFB

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