Stracciatella alla romana

minestra romana stracciatellaOggi è la festa dei nonni e il calendario del cibo italiano ha deciso di festeggiare con tante ricette che ricordassero i nostri nonni, anche se sono schiva e riservata sul personale ho voluto dedicare un post sul blog a uno dei pilastri importanti della mia vita perchè i nonni sono un patrimonio affettivo incommensurabile, ce ne rendiamo conto forse solo quando non ci sono più.

I nonni paterni sono stati poco presenti nella mia vita anche perché li ho persi presto mentre quelli materni ho potuto viverli di più, da mia nonna materna ho ereditato il gusto di avere le “mani in pasta” e la passione per i primi piatti a base di pasta fresca ma ricordo con piacere anche i suoi brodini caldi così oggi ho voluto ricordarla con una minestra tipica romana che mi preparava quando ero piccola. Ricordo ancora mia nonna Assunta donna minuta con trecce lunghissime stile Raperonzolo raccolte in uno chignon (in gergo popolare si dice “a crocchia”) basso sulla nuca, intenta ai fornelli con il suo inseparabile grembiule da cucina e le mani leste che sbattevano velocemente l’uovo con la forchetta mentre lo sguardo era fisso sulla pentola pronto a cogliere l’attimo giusto per calare le uova e girarle a mulinello, oggi 2 Ottobre inserisco questa ricetta nel blog come un piatto della memoria affettiva perché mi ricorda lei e ho scelto un inconsueto stile vintage per le foto perché mi sembrava il più idoneo per associare la ricetta a dei ricordi che appartengono a un tempo, ahimè!, passato.

La stracciatella romana è una minestra (alcuni la definiscono zuppa) e si chiama stracciatella poiché il composto di uova che viene precedentemente sbattuto quando versato nel brodo caldo si straccia assumendo una consistenza simile a piccoli straccetti, si dice sia nata inizialmente per riciclare il bordo avanzato, pare fosse usuale farla durante il periodo di natale ma secondo Livio Jannotti (“la cucina romana e del Lazio”) invece era un piatto fatto con ricorrenza settimanale.

Benché sia annoverata tre le ricette della tradizione romano-laziale è presente come piatto tipico anche in altre zone del centro Italia quali Abruzzo, Marche (stracciatella alla pesarese e alla anconetana) ed Emilia Romagna (minestra del paradiso).

Essendo una ricetta di memoria familiare è soggetta a piccole varianti, qualcuno aggiunge al brodo la buccia gialla di limone tritata, altri una spolverata di noce moscata (a entrambi), chi il semolino e chi il pangrattato nella mia famiglia si usa farla con il pangrattato (ancorché la ricetta romana preveda il semolino), la noce moscata e un po’ di scorza di limone.

Un piatto semplice da fare ed economico ideale durante i periodi più uggiosi e freddi, segnatevi la ricetta perchè è un comfort food ideale per le prossime stagioni, ecco come farla..

Con questa ricetta dei ricordi di famiglia partecipo al Contest “Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei” di Aylin del blog Una famiglia in cucina

 

Ingredienti per 2 persone (ricetta facile) :

  • 1 lt brodo di carne schiumato*
  • 2 uova
  • 2 cucchiai di pangrattato (o semolino)
  • 2 cucchiai di parmigiano grattugiato
  • prezzemolo tritato finemente
  • noce moscata q.b.
  • zeste di 1/2 limone
  • sale q.b.

Ingredienti:

Mettete il brodo in un pentolino a fuoco alto e portarlo a bollore.

Mentre il brodo arriva a temperatura in una ciotolina versate le uova con il pangrattato, il parmigiano, il prezzemolo tritato molto finemente, lo zeste (scorza) di limone la noce moscata e sbattete tutto con una piccola frusta o una forchetta.

Quando il brodo bollirà buttate il composto di uova sbattuto tutto d’un colpo, salate e mescolate con una frusta energicamente senza sosta in modo che l’uovo si disgreghi rapidamente in minuscoli straccetti o fiocchi.

Versate la zuppa nelle ciotole aggiungendo a piacere dell’altro prezzemolo o altro parmigiano.

stracciatella alla romana

Nota: con il termine schiumare si intende l’operazione di togliere con un colino con una ramina a maglie fini, detta anche “schiumarola”, la schiuma che affiora sulla superficie dell’acqua in ebollizione dovuta alle impurità generate dall’albumina fuoriuscita dalla carne che coagula (nel caso di brodo di carne) oppure dalle sostanze delle verdure che intorbidiscono il brodo (nel caso di brodo di verdure). Il momento migliore per effettuare l’operazione è quando il brodo raggiunge il bollore ed i grassi si depositano in superficie

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