Napoli Totò e il cibo: racconto di un blog tour nel rione Sanità

Viaggiare è un po’ come mangiare perchè ogni esperienza turistica si sostanzia anche in un percorso attraverso la tradizione gastronomica locale; a chi non è capitato di programmare un viaggio e andare a vedere nella Lonely Planet i locali consigliati dove andare a mangiare!?

A volte invece avviene il contrario, si parte dal mangiare alla volta di un viaggio per rivivere la storia da cui è nato il concetto di “mangiare”, è stato così per una piccola delegazione del Nuovo Calendario del Cibo italiano a marchio MTC di cui ho avuto il piacere di far parte.

Il principio di tutto fu la GN (Giornata Nazionale) di Totò non a caso coincidente proprio con la ricorrenza della dipartita dell’icona della comicità napoletana di cui il 2017 segna il cinquantenario, vi ricordate che nel post di quella giornata avevo preannunciato un viaggio nel Quartiere Sanità dove egli nacque?

Oggi in questo post ripercorro la visita nel rione più suggestivo di Napoli dove Totò nacque e al quale restò molto legato anche dopo la conquistata fama, tanto da tornarci spesso in veste di benefattore delle famiglie più bisognose, e che fu per lui un teatro a cielo aperto da cui prese ispirazione per molti dei suoi film.

Totò venne alla luce al n° 109 (altri dicono al 107) di Via Santa Maria Antesaecula dalla relazione di Anna Clemente con il Marchese De Curtis che inizialmente non lo riconobbe subito; il peso di una nascita illegittima lo segnò profondamente  tanto che nel corso della sua vita egli cercò di affrancarsi da quest’onta collezionando titoli nobiliari (ancorchè fossero titoli ormai decaduti) ciò anche dopo aver ricevuto dal padre naturale nome e titolo di famiglia, in seguito infatti  fu adottato dal marchese Francesco Gagliardi Foccas e fù così che nel 1946 il tribunale di Napoli gli riconobbe il diritto di fregiarsi dei nomi e dei titoli di: Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Commeno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio.

Eccolo uno squarcio del Rione Sanità di Totò in questo collage di foto: 1) la Sagliuta dei Cinesi» quella dove ne “L’Oro di Napoli” di De Sica e Zavattini Totò-pazzariello bombardava di centinaia di colletti inamidati “Il Guappo” finalmente scacciato da casa sua nel tripudio del vicinato sui balconi 2) Via Santa Maria Antesaecula n.109 balcone della casa dove nacque 3) Palazzo Spagnuolo acquistato anni fa per farne il museo di Totò e non ancora realizzato 4) chiesa di S.Vincenzo nel Rione Sanità dove si tenne il terzo funerale del principe della risata.

Gli anni vissuti nella ristrettezza segnarono profondamente il comico napoletano e ciò appare quanto più mai evidente nel rapporto che il cibo e la cucina giocarono nella sua vita e nei suoi film, lui che la fame l’aveva patita alla nascita, e in seguito imposta dalla guerra, la rappresentò nei suoi film empaticamente come a volerla esorcizzare pure negli periodo in cui viveva nel benessere, basti pensare alla scena degli spaghetti in “Miseria e Nobiltà” per avere un’idea. Il concetto di “mangiare” in lui assumeva tuttavia anche un valore antropologico nella sua convinzione (tutt’altro che opinabile) secondo la quale: “A tavola si capisce chi sei e con chi hai a che fare”.

Il cibo per il Principe della risata era tuttavia anche un retaggio familiare tanto che nel tempo egli raccolse in una sorta di taccuino le ricette della madre e della nonna, questo cimelio amanuense ereditato dalla figlia Liliana fu poi da quest’ultima rielaborato e fatto pubblicare con il titolo di “Fegato qua, Fegato là, fegato fritto e baccalà” Le ricette di Totò ovvero, quisquilie a pranzo e pinzillacchere a cena, pubblicato da Rizzoli nel 2001 che consta di ricette agevolmente replicabili.

Si dice che l’appetito vien mangiando, in realtà viene a star digiuni!” diceva Totò nel film “Totò al Giro d’Italia” e la nostra piccola delegazione ha dato prova di avere un buon appettito.

Come dicevo all’inizio del post ogni viaggio è anche un motivo di assaggio della cucina locale, Napoli rievoca Pizza e se vai nel Rione Sanità una tappa da Concettina ai tre Santi – Ciro Oliva è d’obbligo. Nel 2017 decretata dalla guida Michelin fra le 6 migliori pizzerie mentre il Gambero Rosso gli aveva già assegnato alcuni mesi prima il titolo di miglior maestro pizzaiolo dell’anno, alla Sanità la pizzeria è facilmente individuabile dalla lunga fila di avventori pazientemente in coda pur di degustare delizie del suo menu.

La storica pizzeria ha avuto inizio nel 1951 quando la bisnonna di Ciro, Concettina Flessigno Oliva, sfornava con dedizione tante pizze fritte per tutto il Rione Sanità, una tradizione di famiglia da quattro generazioni diventata oggi un’oasi del gusto dove degustare pizze fatte con prodotti tipici locali come i pomodori San Marzano Dop, il Pomodoro di Corbara, il Pomodorino del Piennolo, la Mozzarella di Bufala, Fior di latte della zona di Agerola, Provola affumicata impreziosite da primizie locali come la ricotta di fuscella di Bufala, i taralli “nzogna e pepe”, i “Cicoli”.

Rione Sanità Ciro Oliva
1. Margherita 2. Fondazione S. Gennario (con briciole dei taralli “nzogna e pepe”) 3. Pizza Totò 4. Frittatine con salsa alla genovese 4. Montanarine Ciro 1.0

Per solleticare l’appetito abbiamo degustato Le Montanarine Ciro 1.0 fatte con ricotta di Fuscella di Bufala, pancetta e zeste di limone  (foto di apertura del post) e le frittatine di pasta con la genovese, tipica salsa napoletana ottenuta dalla cottura lentissima di cipolle bianche e carne.

Nella rosa delle sue preparazionie “gourmet” invece fra tutte, per restare in tema, merita una menzione la Pizza che Ciro Oliva ha dedicato a Totò in occasione del cinquantenario della sua scomparsa: una pizza fritta ripiena di ricotta di fuscella di bufala e pecorino stagionato 24 mesi, con pomodoro di Corbara e provola affumicata.

La pizzeria tuttavia merita una menzione speciale anche per l’amore che dimostra per il quartiere Sanità dove è ubicata avendo dato vita ad un’iniziativa sociale volta a consentire alle persone più bisognose di poter mangiare la pizza senza doverla pagare poichè offerta dallo spirito caritatevole di chi ha invece la possibilità e l’animo nobile di donarla a coloro che si trovano in difficoltà.

Ispirato alla tradizione del caffè sospeso Ciro Oliva e la sua famiglia promuovono infatti nel loro locale la “Pizza sospesa” al quale si può aderire con un piccolo contributo da versare alla cassa; all’interno del locale, nella parte della pizzeria dedicata all’asporto, troverete visibile la lavagnetta con il conteggio aggiornato delle pizze sospese.

Se passate per Napoli e se andate in visita al Rione di Totò non fatevi sfuggire l’occasione di mangiare una pizza di qualità fatta con prodotti di eccellenza locali e volendo avrete anche la possibilità di “adottare” per una cena o un pranzo una persona meno fortunata attraverso un vostro gesto di generosità.

Pizzeria Ciro Oliva -Concettina ai Tre Santi – Via Arena alla Sanità 7 Bis T. 081 290037

Ringrazio il Calendario del Cibo Italiano per avermi ospitato in questo blog tour.

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