Castagnole al forno con vin santo

Castagnole di ricotta Domani è martedì grasso salutiamo quindi il Carnevale che lascia ufficialmente il testimonial gastronomico al periodo di Quaresima, facciamolo con delle castagnole alternative facilissime da fare e cotte al forno perché non è detto che i dolci carnevaleschi debbano essere necessariamente fritti.

Ma cosa rappresenta il carnevale lo sapete!? Il nome sembrerebbe derivare dal latino carnem che significa levare, “togliere la carne”, rievoca il banchetto che si teneva il martedì grasso, ultimo giorno di Carnevale, nonchè inizio del periodo di quaresima che per i credenti significava tempo di digiuno e purificazione in attesa della Pasqua.

L’origine di questa festa baldanzosa, tuttavia, pare essere molto risalente e legata alle celebrazioni sul ciclo delle stagioni e sulla rinascita della terra che avevano luogo nelle diverse epoche e popolazioni.

Nel Medioevo poi divenne sinonimo di allegria e sospensione momentanea delle regola e della morale, tanto che gli uomini potevano vestire abiti femminili e i ricchi si travestivano da poveri, da cui nacque il detto “semel in anno licet insanire” ma questo genere di festeggiamenti non era ben visto dalla Chiesa così per un lungo periodo scomparve e tornò in auge verso il ‘500 quando compagnie di attori poterono esibirsi mascherati nella corti dei nobili e infine acquistò la valenza attuale grazie alla Commedia dell’Arte con gli spettacoli teatrali in cui i personaggi vestivano maschere e costumi per rappresentare un determinato carattere e un “tipo” di personaggio:  Pulcinella rappresenta dell’indole impertinente, pazzerella e “pigra” Napoletana, Pantalone il Veneziano mercante avaro e lussurioso mentre Arlecchino è un servo Bergamasco lazzarone e furbo.

Anche artisti come Juan Mirò e Pablo Picasso hanno ceduto al fascino del Carnevale l’uno rappresentandolo nel Carnevale di Arlecchino e l’altro nell’Arlecchino allo specchio così come la tradizione gastronomica gli rende omaggio con ricette regionali tipiche come il Migliaccio in Campania, il Berlingozzo in Toscana e un po’ ovunque con chiacchiere, cenci, frappe, bugie per rappresentare lo stesso dolce che assume diverse denominazioni a seconda della regione di provenienza.

Io oggi vi presento le castagnole in una versione che diverge da quella classica perchè è a base di ricotta e non è fritta ha quindi una consistenza diversa, croccante fuori con un cuore morbido dentro.

Se le fate per i bambini anzichè bagnarle nel vin santo potrete utilizzare dell’alchermes dealcolizzato su fuoco alto, per gli adulti invece sarà una variante interessante da assaporare.

Ecco come farle in pochi e semplici passaggi..

Ingredienti:

Tempo 30 min
persone quantità 25 pz
  • 300 g di farina 00
  • 50 g di fecola di patate
  • 80 g di zucchero (+ q.b. per decorare)
  • 30 g di burro morbido
  • 2 tuorli
  • 50 ml di latte
  • 100 g di ricotta asciutta
  • 40 g di formaggio spalmabile
  • 5 g di lievito
  • la scorza di 2 arance bio
  • Vin santo q.b.

Preparazione:

Nella ciotola della planetaria con il gancio a uncino, o di un robot da cucina, versate il burro, la ricotta, il formaggio spalmabile, il tuorli, lo zucchero e impastate.

Inserite anche il latte e mescolate quindi aggiungete la scorza d’arancia, la farina, la fecola e il lievito fate amalgamare bene gli ingredienti.

Versate il composto sul tavolo infarinato e impastate a mano fino a quando non risulterà omogeneo poi avvolgetelo nella pellicola e mettetelo in frigorifero a riposare per 2/3 ore.

Trascorso il tempo di riposo riprendete l’impasto, ungetevi poco le mani perchè l’impasto sarà un po’ appiccicoso, staccate dei pezzetti e pirlate per formare della palline.

Man mano che le fate mettetele su di una teglia ricoperta di carte forno.

Infornate nel forno caldo a 180° e fate cuocere per 15-20 minuti.

Una volta sfornate fatele raffreddare poi immergetele in una ciotola con vin santo quindi versateci sopra a pioggia* lo zucchero semolato.

 

Nota: Evitate di rollare le castagnole nello zucchero perchè l’umidità del vin santo farebbe inumidire lo zucchero che si ammasserebbe e non aderirebbe bene alle castagnole.

 

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